Fico d’India: una pianta totalmente sostenibile

Quando il buon cibo e la sostenibilità ambientale vanno di pari passo

La coltivazione del fico d’India è una risorsa importantissima per l’essere umano.
Oltre che per le innumerevoli qualità possedute da questo frutto in termini di benefici diretti sulla salute dell’uomo, la coltura di questa pianta va sicuramente incentivata, in quanto si è rivelata anche rispettosa dell’ambiente.
Infatti, l’intero processo di coltivazione, crescita, maturazione e raccolta dei fichi d’India, è a bassissimo impatto ambientale.
Una caratteristica molto importante di questa coltivazione è il fatto che è in grado di sopportare molto bene la siccità.
La pianta del fico d’India per crescere e sviluppare i suoi frutti necessita solo di 20 litri d’acqua all’anno per ottenere 1 chilogrammo di frutto.
In confronto, per ottenere 1 kg di mele, sono necessari ben 80 litri di acqua.

Il fico d’India risponde a tutte le esigenze dell’uomo, sia a tavola sia dal punto di vista della ecosostenibilità, nell’ottica di ridurre l’impatto sull’ambiente generato dalle varie attività agricole.
La coltivazione di questo frutto possiede tutte le risposte per fronteggiare la situazione attuale che è particolarmente difficile per via del problema della siccità e del caro-energia. Inoltre, riesce al contempo a soddisfare le esigenze ambientali e nutrizionali.
Le prime, poiché la produzione dei suoi frutti ha un impatto praticamente pari a zero sull’ambiente dal punto di vista delle emissioni inquinanti; le seconde sono pienamente soddisfatte, perché le proprietà nutrizionali del fico d’India lo rendono un alimento adatto a tutti, anzi particolarmente consigliato a chi soffre di patologie quali il diabete o l’ipertensione.

Una coltura a impatto zero che ci dona tantissimo

Quello del fico d’India è un iter di coltivazione che non danneggia l’ambiente e che, in cambio, ci dona davvero moltissimo.
Infatti, il fico d’India non è ampiamente utilizzato solo nell’alimentazione, che oltre come frutto lo vede anche protagonista nella preparazione di tisane (utilizzando i suoi fiori), bensì anche nel settore della cosmesi. I suoi semi rientrano nella composizione di diversi olii e creme antirughe, antiacne, per curare scottature, e via dicendo.

Una particolarità di questa coltura consiste nel fatto che è estremamente utile per evitare la propagazione degli incendi. Infatti, soprattutto nel passato, gli agricoltori piantavano due file di fichi d’India in corrispondenza dei confini dei loro terreni, perché, oltre a delimitare il confine della proprietà, costituivano una barriera tagliafuoco.

retina frutta

Il motivo di tutto questo prodigio risiede nelle pale del fusto di questa pianta che rappresentano una notevole riserva d’acqua. Di conseguenza, rappresentano un ostacolo all’avanzata del fuoco.

Parola d’ordine: non sprecare

Un altro motivo per cui la coltivazione del fico d’India può considerarsi davvero green, è che non si spreca nulla. Ogni sua parte viene utilizzata con successo nei vari settori produttivi.
Oltre che come frutto da consumare a tavola, infatti, abbiamo le pale con cui si realizzano tisane e decotti in grado di migliorare la diuresi, l’attività del fegato e dell’intestino.
L’estratto ottenuto dai suoi fiori viene utilizzato come prodotto idratante ed emolliente per la pelle. Se ridotto in polvere, è un ottimo talco profumato.
Insomma, è una pianta che richiede pochissima acqua, è di semplice gestione e, una volta cresciuta, si presta alla generazione di un ampio ventaglio di prodotti.

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